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Masterclass

Call to Action

Incrementa i tuoi risultati online.
Ottieni il massimo dal tuo sito WordPress.

by F. B. Oleandro

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Questa è una Masterclass che delinea i passaggi fondamentali per creare un sito professionale utilizzando WordPress. 

Ma iniziamo dalle basi: perché WordPress? WordPress è un content management system che permette di creare siti non solo esteticamente belli, ma anche tecnicamente performanti. In una parola, è probabilmente il migliore CMR che esista. Se è correttamente utilizzato, può aiutare a far crescere un’attività. Ma se è utilizzato malamente, può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Per questo ho messo insieme questa Masterclass: per aiutarti a capire come strutturare efficacemente siti che siano non solo belli, ma altresì efficienti.

Cosa imparerai in questa Masterclass

Che tu voglia diventare un web designer o costruire siti per passione, le nozioni contenute in questa Masterclass ti aiuteranno a raggiungere il tuo scopo. Le cose che imparerai provengono direttamente dalla mia esperienza. In questo modo, trarrai vantaggio de ciò che ho appreso, ed eviterai di commettere gli errori che ho commesso io.

Innanzi tutto vedremo come si pianifica un sito. In secondo luogo, capiremo come scegliere un host provider. In terzo luogo parleremo dei contenuti, vedremo come crearli e perché sono importanti. Nella quarta sezione, vedremo come si strutturano i siti, mentre nella quinta approfondiremo un altro tema: la velocità. Da ultimo metteremo il sito in sicurezza per evitare di essere compromessi da attacchi esterni.

Partiamo.

Sezione 1: Pianifica

Warren Buffet una volta ha detto: You can’t be all things to all men (Non puoi essere tutto per tutti). Questo detto vale tanto per la vita, quanto per i siti web: non puoi accontentare tutti. E poiché nessun sito può mai essere per tutti – ma soltanto per qualcuno – ciò implica che  tu devi scegliere un pubblico preciso e circoscritto.

Dunque il primo passo per sviluppare un sito non consiste nel chiarire cosa fare, ma nel capire per chi operare.

Prima di costruire un sito, ci sono delle domande alla quali devi rispondere. Chi sono i tuoi clienti? Che cosa credono? Che cosa vogliono? Che cosa cercano? Quali aspettative hanno? Qual è il loro modo di pensare? Che cosa mai diranno ai loro amici? Se non ti fai queste domande prima di partire, ti troverai costretto ad affrontarle quando non avrai più tempo per rispondere.

La prima fase è dunque quella della pianificazione. Qui nulla è più importante del chiarire a chi sarà rivolto il sito. Schierati a favore di qualcuno: solo così puoi suscitare l’entusiasmo.

Il primo passo per sviluppare un sito non consiste nel chiarire cosa fare, ma nel capire per chi operare.

1.1 Ma da dove devo partire esattamente?

Prima di mettere mano alla tastiera, devi chiarire di chi vuoi fare gli interessi. Per costruire un sito per qualcuno, devi dare un volto a questo qualcuno. Prima di creare, devi sapere quanti anni ha, da dove viene, cosa vuole, come pensa, cosa cerca e quali pregiudizi ha il tuo visitatore tipo.

Ma non credere di poter sviluppare un sito attorno a un personaggio di fantasia: perché se inventi una persona tipo che non riflette le realtà, finisci col creare un sito teoricamente perfetto, ma praticamente inutile.

Ciò che devi fare è questo: guardare ai dati della tua attività e generare delle persone fittizie da assumere come modelli di riferimento.

Voglio credere che ogni attività disponga di dati sufficienti a capire chi sono i suoi clienti ideali. Che sia un libero professionista, uno studio legale o una multinazionale, chiunque conosce il suo cliente tipo. Ed è attorno a questo che bisogna fare il sito: attorno al cliente ideale. Cos’è il cliente ideale? Non è che la sintesi dei clienti che procurano la maggior parte dei profitti.

Non mi dilungherò a spiegare cosa sono le buyer personas: i ragazzi di SOSWP lo hanno spiegato anche fin troppo bene. Dico solo che, in sostanza, sono “modelli di cliente ideale” attorno ai quali gravita il marketing dell’impresa. Esempio: se analizzando un’attività ricavi che il cliente ideale è di sesso femminile, e sai che il 70% delle donne ama il rosa, puoi valutare l’idea di fare un sito rosa, piuttosto che azzurro.

Per riassumere questo primo passaggio:

  • Prima di sviluppare, occorre definire a chi sarà rivolto il sito.
  • Per definire a chi sarà rivolto il sito, occorre creare delle persone modello sulla base dei dati aziendali.

Una volta chiarito a chi ti rivolgi, puoi passare a cucire un sito intorno alle persone che hai creato. E qui veniamo alla UX.

Suggerimento pratico

  1. Fai un’analisi della tua attività, o di quella per conto della quale devi fare il sito.
  2. Scopri quali clienti generano l’80% dei profitti. Di solito è una percentuale che oscilla intorno al 20%.
  3. Definisci le caratteristiche dei clienti che formano questo 20%.
  4. Crea dei clienti modello che rispecchiano le qualità di quel 20%: età, sesso, bisogni, ecc.
  5. Sviluppa un sito interamente rivolto a quel genere di persone.

1.2 Che cos’è la UX?

Scommetto che ne hai sentito parlare mille volte. UX è l’acronimo di user experience, un termine che denota le emozioni che uno prova usando un determinato prodotto. Un prodotto può essere un’auto, un software, un videogioco e, naturalmente, un sito web. La UX è un parametro imprescindibile nella valutazione di un sito. Non solo perché gli utenti devono provar piacere navigando, ma anche perché una cattiva UX sembra incidere negativamente sul posizionamento nei motori di ricerca.

1.3 Google e UX

Per ogni ricerca che la gente compie, Google vuole offrire il migliore risultato di cui internet disponga. Questo in pratica significa che l’utente, quando cerca, non deve trovare mai contenuti casuali, ma i migliori che esitano. È per questo che Google continua a raffinare il suo algoritmo: vuole che al primo posto appaiano risultati qualitativamente superiori.

Ora perché un risultato sia al top, non basta che un sito abbia la miglior risposta: è altresì necessario che offra la miglior esperienza. E dacché Google giudica l’esperienza secondo molteplici fattori – come la velocità di caricamento, la struttura dei contenuti e la qualità dei link esterni e interni – un risultato non può apparire in prima pagina, se non quando rispetta molteplici parametri. A un sito lento, per esempio, per quanto possa essere ricco, Google anteporrà uno che, a parità di condizioni, gira più velocemente.

La lezione qui è che per piacere a Google, devi costruire un sito capace di garantire all’utente una navigazione globalmente buona, se non addirittura ottima. Insomma il sito deve essere veloce, facile da navigare, intuitivo e ricco di contenuti interessanti. Facile? No. Impossibile? Nemmeno.

1.4 Conversione e UX

Parlando generalmente, non c’è sito che non si proponga di raggiungere uno scopo. Alcuni portano la gente a comprare, altri spingono verso l’iscrizione a newsletter, e altri ancora hanno l’obiettivo di intrattenere le persone. Ma per differenti che siano negli scopi, generalmente tutti i siti sono tanto più efficienti, quanto meno son complessi.

Lo prova sta nel fatto che gli aumenti nelle vendite sono spesso accompagnati da una semplificazione del processo di conversione dell’utente. Tradotto: meno ostacoli uno incontra navigando, più è probabile che compri, o che si iscriva a una newsletter, o che chiami, ecc. Al contrario, maggiormente è ostacolato, più è probabile che abbandoni il sito.

Ciononostante, molti si concentrano sull’incremento di traffico in entrata, trascurando il tasso di conversione (numero di utenti che comprano diviso il numero di quelli che visitano).

Si tratta di un errore.

I siti con un grande traffico in entrata e una scarsa conversione sono come secchi bucati che devono essere riempiti di continuo. Spesso basta mettere una toppa per salvare grandi risorse, ma molti reputano che fermarsi sia una perdita di tempo.

I siti con un grande traffico in entrata e una scarsa conversione sono come secchi bucati che devono essere riempiti di continuo.

Tu non fare come loro. Non focalizzarti sul traffico in entrata se non quando sei sicuro che il tuo sito sappia convertire gli utenti. Se concentrerai l’attenzione sul tasso di conversione, risparmierai le risorse che altrimenti getteresti per invitare la gente verso pagine “bucate”.

Ci sono letteralmente migliaia di accorgimenti che puoi fare per migliorare la conversione: dalla scelta dei colori, alla redazione di inequivocabili call to action; dalla stesura di testi chiari, al miglioramento della navigazione: le opzioni sono pressoché infinite.

Ma prima che tu possa pensare che le fatiche termineranno non appena il sito sarà pronto, sappi che il tasso di conversione non aumenta significativamente se non quando intervieni di frequente a migliorare il tuo lavoro. Perché? Primo, perché all’inizio non puoi sapere come reagiranno i tuoi visitatori. Secondo, perché non sono tutti uguali: non tutti vogliono le stesse cose, non tutti hanno lo stesso livello di conoscenza: perciò non puoi dar loro ciò che vogliono, se non dopo che li hai conosciuti.

Per ricapitolare: incrementare il traffico prima di aver capito come trattenere quello esistente equivale a mettere i carri innanzi ai buoi. Conviene prima creare un sito con un alto tasso di conversione, poi puntare sul merchandising e, infine, incrementare il traffico. Fare il contrario è del tutto illogico.

1.5 Ottimizzazione UX

Come abbiamo detto, non tutti hanno gli stessi bisogni, le stesse capacità, le stesse pretese, e tanto meno la stessa fretta. Ognuno è in un certo senso a se stante. Ma se è vero che non è possibile accontentare tutti, è anche vero che a concepire un percorso di navigazione unico, non si accontenta mai nessuno. L’ideale è creare un percorso di navigazione per ciascun tipo di persona: uno per chi non sa che cosa vuole, uno per chi non è sicuro, uno per chi sa esattamente di cosa ha bisogno, e così via.

La difficoltà qui sta nell’anticipare lo stato psicologico di chi arriva sul tuo sito. Tu puoi anche sapere di che cosa parla il sito, ma non pensare che per gli altri sia così. Chi ci arriva per la prima volta a) non sa che cosa sia b) probabilmente non conosce o non riconosce il brand, ma soprattutto c) non ha alcun interesse ad approfondire la questione… salvo che tu non lo incentivi a farlo.

Domanda. Perché la home page della Apple ha un tasto [Acquista] e un tasto [Scopri di più]? Evidentemente perché il primo si rivolge a chi è convinto di acquistare, mentre il secondo a chi riserva ancora qualche dubbio. Due persone, due tasti, due percorsi di navigazione differenti.

Consiglio. Quando credi che il tuo sito sia pronto, prenditi due minuti, siediti davanti allo schermo, e considera con serietà queste due cose:

  • Non tutti sono pronti ad acquistare. Alcuni hanno bisogno di essere motivati. Quando guardi il tuo sito, puoi con franchezza affermare che si rivolge a diversi tipi di persone? oppure tutto è strutturato per soddisfare un solo tipo di utente?
  • I visitatori entrano sul tuo sito attraverso diversi canali. Quando guardi il tuo sito, sei sicuro che la gente possa accedere alle informazioni di cui ha bisogno indipendentemente dalla porta da cui entra? Se qualcuno entra dal blog, per esempio, può andare alla home page? Quanti passaggi gli ci vogliono per arrivarci?

Sezione 2: Scegli un WordPress Hosting

Un host (o hosting company) è una società che immagazzina i dati propri dei siti web. Funziona così: tu scegli una soluzione hosting, ti iscrivi a un piano, e come per magia i dati del tuo sito vengono ospitati su di un server. Facile no? Mmm… Non proprio. Non proprio perché benché molte società offrano diverse soluzioni, un piano non vale sempre l’altro. Ed è soprattutto dalla scelta dell’hosting che dipende l’efficienza del tuo sito.

Principalmente, ci sono tre tipologie di host: shared (condiviso), VPN e web server dedicato. Noi concentriamoci sui primi due.

È soprattutto dalla scelta dell’hosting che dipende l'efficienza del tuo sito.

2.1 Shared WordPress hosting

È l’hosting più popolare. Il nome indica proprio questo, che il tuo sito condivide con altri siti lo spazio offerto da un solo server. Si tratta della soluzione più economica. Ci sono società disposte a ospitare siti a partire da 5 euro al mese. Il brutto è che sei alla mercé degli altri. Ad esempio, un sito con un alto traffico può diminuire le prestazioni del tuo. Al contrario, però, se sei tu che hai un traffico elevato, va da sé che usi un super server ad un prezzo assai modesto.

Per un’inevitabile questione di costi, le società di hosting tendono a sovraccaricare i loro server, spesso provocando rallentamenti o, peggio, downtime. Ma fortuna vuole che non tutti offrano soluzioni mediocri. Per eseprienza personale, ad esempio, non suggerirei Register.it nemmeno al mio peggior nemico, mentre spezzerei duemila lance a favore di Siteground o Kinsta. Ma al di là della opinioni, la realtà è che non puoi sapere quale soluzione sia la migliore, se non provando piano dopo piano. Di base, però, puoi stare certo di una cosa: chi chiede poco, non può promettere tanto. Se un piano hosting costa poco, di solito è perché rende anche poco.

Il mio consiglio? Scegli un provider con un’ottima reputazione nel mondo WordPress e che abbia o un prezzo medio o medio alto.

2.2 VPS

Si tratta di una soluzione intermedia tra lo shared plan e il server dedicato. In un piano condiviso molti siti succhiano l’energia di un solo server. In un server dedicato un solo sito dispone di un intero server. Nel VPS, invece, un solo server fisico è suddiviso in differenti server virtuali (virtual private server), ciascuno dei quali utilizza l’energia di cui ha bisogno, senza succhiar via quella degli altri. In questo caso, benché ogni sito alloggi nel medesimo server, ciascuno di essi opera in maniera indipendente. Così ogni VPS può alimentare il suo sistema operativo senza incidere su quello degli altri. Figo, no?

Se hai (o prevedi di avere) un traffico insostenibile per un piano condiviso, questa è un’ottima soluzione. Qui non rischi downtime: il tuo sito è sempre funzionante. E ove il server si guastasse, basterebbe spostare il sito su un diverso private server (ossia: una diversa porzione di un altro server).

2.3 PHP (7.0 o superiore)

PHP è un linguaggio di programmazione open-source, generalmente usato per sviluppare software. Sia il cuore di WordPress sia i plugin che vi si installano sono scritti in PHP. Oltre a fare di questo linguaggio un elemento essenziale per chi usa WordPress, questo fatto rende al tempo stesso indispensabile scegliere un host che supporti le più recenti versioni di PHP.

Nel momento in cui scrivo, WordPress incoraggia tutti a usare un host con PHP di livello pari o superiore a 7.3. (Puoi controllare la versione del tuo server installando Health Check). Infatti, se c’è una cosa che garantisce un sito performante, quella cosa è la scelta di un host che offre l’ultima versione di PHP.

Ma che cosa si ricava praticamente dall’avere un PHP superiore a 7.0?  

  • Un incremento di velocità.
  • Un funzionamento più efficiente, quindi meno stress per il server.
  • Funzionalità moderne.
  • Un ambiente di lavoro molto più sicuro e al passo con i tempi.

Insomma, passare a PHP 7.0 significa avere un sito più veloce e più sicuro. Per questo rimango allibito quando vedo che molti siti girano ancora con PHP non aggiornati. Essi preferiscono pagare un prezzo salato piuttosto che aggiornare i loro software.

Se uno dei tuoi obiettivi è quello di massimizzare le prestazioni mantenendo bassi i costi, scegliere un buon host può davvero essere la scelta più importante che tu possa fare.

2.4 SSL/HTTPS

L’HTTP (HyperText Transfer Protocol) è un protocollo a livello applicativo che, assieme al linguaggio HTML e gli URL, costituisce il tessuto minimo del World Wide Web. Da un punto di vista architettonico, l’HTTP lavora con una struttura client-server, dove il client presenta una richiesta e il server restituisce una risposta.

Ciò che maggiormente importa, è che dalla prima versione degli anni ’80 (HTTP 0.9) questo protocollo si è evoluto fino a raggiungere la versione presente – HTTP/2 – la quale, tra le altre cose, riduce la latenza, garantisce migliori prestazioni e offre un migliore posizionamento nei motori di ricerca.

Tutto questo si riconnette al profilo della sicurezza, e in particolare alla HTTPS (HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer): il protocollo HTTP con certificato SSL.

Che cosa fa di preciso l’HTTPS? L’HTTPS instaura una rete sicura che connette computer e server al fine di scambiare informazioni sensibili. In parole povere, con la SSL la comunicazione è criptata.

Fino a qualche anno fa il certificato SSL era un’opzione. Oggi è diventato un obbligo. Infatti, i motori di ricerca penalizzano chi è sprovvisto di SSL, ad esempio mandando avvisi di pericolo a chi volesse iscriversi a una newsletter ospitata da una URL priva di certificato.

Ma cosa c’entra il certificato SSL con l’HTTP/2? Be’, c’entra per diverse ragioni. Quella più evidente è che tale certificato è un prerequisito per sfruttare la tecnologia HTTP/2 con browser quali Google Chrome e Firefox. 

In soldoni, se vuoi un sito sicuro, veloce e che piaccia ai motori di ricerca, assicurati di avere un certificato SSL.

Anche in questo caso, la scelta dell’hosting può risultare strategica. Se non altro perché alcuni hosting – come Siteground – forniscono un certificato SSL, che altrimenti devi acquistare in separata sede.

2.5 Cosa devi valutare prima di scegliere un WordPress hosting

Dall’hosting dipendono molte cose, come la velocità di caricamento e la facilità di installazione e migrazione. Qui sotto c’è un elenco dei servizi che conferiscono valore a un hosting. Più servizi offre, meglio è.

  • Caching
  • CDN
  • Vicinanza del server alla clientela di riferimento
  • Free SSL
  • Staging environment
  • Ultima versione PHP
  • cPanel
  • Supporto clienti (tecnico): email, telefono, chat.  

Quando scegli un hosting assicurati che abbia questi servizi. Na va della salute e del futuro del tuo sito.

E adesso parleremo dei contenuti. Questo è un tema così connesso a quello della SEO, che mi par giusto sottolineare subito una cosa. Il tema della SEO non lo puoi guardare isolatamente: devi considerarlo alla stregua di un sistema complesso, dove ogni parte è posta al servizio delle altre.

Ad esempio, per ottenere un buon posizionamento, non solo hai bisogno di ottimi contenuti, ma necessiti anche di persone che si colleghino al tuo sito. Questo, infatti, è ciò che segnala all’algoritmo di Google che il sito va tenuto in debita considerazione. Per la stessa ragione, non ti basta scrivere, ma devi anche strutturare i testi in maniera logicamente comprensibile. Altrimenti nessuno – nemmeno Google – può capirci nulla.

Non si può trascurare che per posizionarsi sui motori di ricerca, le cose da considerare non sono poche. Anzi, sono pressoché infinite. Giusto per darti un’idea di ciò di cui parliamo, qui ci sono le più rilevanti. In ordine sparso:

  • Hosting provider
  • HTTP/2
  • Velocità di caricamento
  • Struttura delle pagine
  • Struttura dei blog post
  • Struttura della home page
  • Quantità e lunghezza dei contenuti
  • Numero e qualità dei link interni
  • Numero e qualità dei link esterni
  • Breadcrumbs
  • Title tab
  • Meta description
  • Page header
  • Sub header
  • Domain name
  • Image tag

In sostanza, la SEO è un’arte che come scopo ha quello di creare siti veloci, correttamente strutturati e ricchi di contenuti a cui si riconnettono moltissimi altri siti. E poiché la gente è sempre alla ricerca di testi autorevoli e avvincenti, quell’arte si traduce pure in un impegno a migliorare quello che è presente in internet.

Sappi però che non ti basta creare contenuti avvincenti: perché devi anche decidere attraverso quali parole vuoi essere trovato. In che modo si decinon le parole? Basarsi sull’istinto non conviene: qui ti servono dati, numeri, statistiche. Qui ti serve ciò che in gergo si chiama keyword research: il mezzo per stanare i termini con cui posizionarsi sui motori di ricerca.

La domanda che in questo caso scatta è questa: come si ricercano le parole chiave? Purtroppo la risposta è così complessa che meriterebbe un post a parte. Possiamo però dire che, come prerequisito, oltre ad accertarsi di avere un sito indicizzato, è fondamentale chiarire quale sia la propria mission.

La definizione della mission è il passo fondamentale per trovare quello che la gente vuol sapere. Anche perché da essa dipende l’estensione della ricerca delle keyword! Molti sottovalutano la loro mission, e corrono dietro alle parole come cani dietro all’arrosto. Spesso scelgono una parola solo perché è largamente ricercata, a prescindere dal fatto che sia attinente a quello che il sito effettivamente offre. In questo modo, deludono chi atterra sul loro sito aspettandosi una cosa, e ne trova infine un’altra. Risultato? Un bounce rate alle stelle.   

Dunque, la strada giusta qual è?

Questa. In primo luogo definisci la tua mission. Dopodiché stili una lista di parole chiave attinenti al tema di cui tratta il sito. (E giusto per non lasciare nulla al caso, sappi che concorrere per termini generici è qualcosa che nessuno può permettersi di fare. Meglio cercare termini complessi, anche se meno ricercati). E il terzo passaggio? La verifica della concorrenza. Anche qui, mi piacerebbe dirti che se ti metti sotto puoi scavalcare qualunque dominio, ma la verità è che certi domini sono troppo forti per essere battuti. È perciò meglio cambiar strada, che giocare una partita persa.

3.1 Crea contenuti al top del top

Conviene che ti metti il cuore in pace. Che ti piaccia o meno, la redazione di testi autorevoli e focalizzati su di un argomento, è qualcosa da cui non puoi prescindere. Per attrarre i visitatori, un sito deve in primo luogo offrire un incentivo. Ma quale incentivo può mai offrire un sito che non contiene nessun testo, o che è strapieno di roba scadente? Chi potrà mai avere interesse a visitarlo? Ovviamente nessuno.

Questo però non significa che tu debba usare contenuti casuali solo per riempire il sito. Sono fin troppe le società impegnate a scrivere per il solo gusto di avere un blog. Un blog è utile nella misura in cui genera informazioni intorno a un argomento. Scrivere per scrivere è qualcosa che non rientra tra gli scopi del blog, specie se aziendale.

Io sono dell’opinione che i post non debbano essere semplicemente “buoni”. Credo debbano essere piccoli capolavori a cui la gente torna per avere ciò che non può avere altrove. Un approccio del genere – un approccio che pone l’accento sulla qualità – beneficia non solo la SEO, ma altresì l’immagine aziendale.

Sono infatti convinto che per qualunque professionista sia essenziale che il pubblico lo veda nella luce in cui vuole apparire. Dopo tutto, a separare chi sostiene di sapere da chi dimostra di sapere sono soprattutto i contenuti. Perciò questi devono essere curati. E per come la vedo io, nulla è più insigne di un articolo lungo e bello quanto un libro.

I post di un blog non devono essere semplicemente “buoni”. Devono essere piccoli capolavori a cui la gente torna per avere ciò che non può trovare altrove.

3.2 Come scrivere un articolo

Voglio dirlo ad alta voce: scrivere non è facile, anzi è una delle attività più difficili che un uomo possa darsi a fare. Ciò però non toglie che chiunque possa imparare. Come per ogni cosa, anche in questa serve tempo e tanta, tanta pazienza.

Nella fase iniziale non ti incaponire per avere una prosa perfetta: l’essenziale è che delinei una struttura che definisca approssimativamente come si svilupperà l’articolo. Per esempio, puoi elencare i punti chiave da trattare, e per ciascuno di essi puoi cominciare ad abbozzare ciò che andrai ad approfondire e successivamente rifinire.

Quando finisci di scrivere, chiudi tutto e fai passare qualche giorno. Dopodiché torna sul tuo testo e correggi quello che non va. Aggiungi quel che manca, togli gli eccessi, e ristruttura dove c’è una carenza di logica.

Approfondisci: Come scrivere una articolo da urlo>>

3.3 Ottimizza gli elementi di pagine e articoli

Scrivere su internet non è come scrivere su carta. Quando crei una pagina o un post, ci sono elementi che devi tenere considerazione. Particolari come il titolo, i metadati, le heading e le subheading, non li puoi trascurare se non rischiando di compromettere i risultati nei motori di ricerca. Del resto, sono questi gli indizi che i motori di ricerca seguono per trovare di che cosa parla un sito.

Questi elementi devono rispecchiare il contenuto del testo, perché altrimenti né Google né i lettori capiscono di che cosa parla. Cannare queste cose è un po’ come cannare il titolo di un libro: guardando la copertina, uno si aspetta di leggere una cosa, ma non appena inizia a sfogliarlo, ne trova dentro un’altra. Lo stesso capita con Google. Risultato? Confusione. Conseguenza? Basso ranking.  

3.4 Parola chiave

​Per ogni articolo che scrivi, scegli una parola chiave. Il suggerimento è quello di ottimizzare ogni articolo in ragione di un unico termine: il termine che inserirai nei metadati, nel titolo, nelle heading e, se possibile, nelle subheading.

Ti prego, evita di imbottire il testo di parole chiavi con la speranza di migliorare il posizionamento nei motori di ricerca: otterresti l’effetto opposto. L’algoritmo di Google, infatti, non è stupido, ed è costantemente ricalibrato per penalizzare questo genere di pratiche. Il testo deve essere scritto in maniera naturale, come quello di una rivista o di un giornale.

3.5 Elementi da ottimizzare

Ci sono alcuni elementi nei quali deve necessariamente comparire la parola chiave. È importante che la tua focus keyword compaia qui:

  • Meta tag description
  • Title tag
  • Page Header (H1)
  • Sub Header (H2)
  • URL
  • Image alt text
  • Prime 100 parole del testo

Non lo nego: è necessario conoscere il linguaggio HTML per intervenire su questi punti. Per questo trovo impossibile non raccomandare il plugin creato dai ragazzi di Yoast: il miglior plugin in assoluto per chi usa WordPress. Oltre a consentire di modificare facilmente ogni parte della pagina HTML senza intervenire direttamente sul codice, questo plugin offre suggerimenti in ordine a cosa funziona e a cosa deve essere cambiato all’interno del testo. Eccezionale.

Ti prego, evita di imbottire il testo di parole chiavi con la speranza di migliorare il posizionamento nei motori di ricerca: otterresti l’effetto opposto. L’algoritmo di Google, infatti, non è stupido, ed è costantemente ricalibrato per penalizzare questo genere di pratiche. Il testo deve essere scritto in maniera naturale, come quello di una rivista o di un giornale.

3.6 Link building

È un classico. Hai finito di creare il tuo sito, se lì lì per mostrarlo al mondo intero, ma d’un tratto scopri che non compare nei motori di ricerca. Come è possibile? Come si spiega? Le ragioni possono esser molte, ma la principale è che i motori non lo vedono. E se non lo vedono è perché non c’è nessun sito che lo punta, non c’è nessun sito che si riconnetta ad esso. In questo caso, il sito è come un’isola: non comunica con nessuno. Ciò che devi fare, è creare dei ponti che permettano ai bot di arrivare alla tua isola.

  • I motori di ricerca usano i backlink – link in entrata – per capire di cosa un sito tratta e per determinarne l’importanza. Avere una serie di backlink è essenziale per più motivi:
  • I link indicano ai motori di ricerca dove si trova un sito. Come noi conosciamo le nostre città grazie alle nostre strade, così i bot conoscono il web seguendo i link.
  • I motori sfruttano i link per determinare l’importanza dei siti. Più importanti sono i link che puntano a un sito, più importante credono che sia quel sito. Avere una generosa quantità di link in entrata da parte di siti che, a loro volta, sono linkati da moltissimi altri siti, fa concludere ai motori di ricerca che il sito scansionato sia importante.
  • I link offrono informazioni rilevanti in ordine alle pagine a cui puntano. Molto spesso i link sono composti di parole che i motori di ricerca usano come indizio per estrapolare informazioni intorno alla pagina a cui puntano.

Tutto questo è importantissimo, certo, ma l’avere molti link casuali non è tanto importante quanto l’avere pochi link di qualità. I link devono infatti essere attinenti alle pagine cui puntano. Se, per esempio, io avessi un sito di finanza con un 90% di link in entrata composti da parole come [miglior torta di fragole] o [pasta frolla], Google comincerebbe a pensare che il mio sito tratti di cucina. E poiché Google determina il ranking anche in base alla qualità di questo, si può immaginare che sarei un tantino compromesso.

Per farla breve, un sito che parla di finanza esige link che parlano di finanza, non di patatine fritte. I link migliori sono quelli che provengono da siti simili al tuo, non da quelli che arrivano da vecchi siti senza alcuna corrispondenza.

Se stai pensando di generare backlink, considera che si tratta di un lavoro impegnativo. Qui c’è una lista di idee da cui partire:

  • Registra il tuo sito presso le migliori directory. Pagine Gialle può essere una. Yelp è un’altra. Ne esistono molteplici per ogni attività. Cerca su Google le directory relative alla tua attività.
  • Se conosci qualcuno che ha un sito con molto traffico in entrata, chiedigli di creare in link che punti al tuo.
  • Fai guest blogging. Niente è più potente ed efficace del creare contenuti per altri siti. In questo modo hai un controllo completo sia sul testo sia sul link che punta al tuo sito. La contropartita è che devi creare tu stesso i contenuti.
  • Chiedi ai tuoi clienti di creare un link verso il tuo sito. Può darsi che qualcuno voglia citare la tua attività nel suo sito. Permettiglielo, ma a condizione che creino un link verso di te.

Sezione 4: Struttura il Sito con Logica

Dalla struttura di un sito dipende la facilità di navigazione e l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca. Un sito correttamente strutturato, è un sito facilmente navigabile. Un sito malamente strutturato, invece, non è solo difficilmente navigabile, ma risulta pure oscuro ai motori di ricerca. Detto altrimenti, la struttura incide sia sulla user experience sia sulla SEO.

Vediamo dunque di capire come strutturare i contenuti.

4.1 Organizza il tuo sito

Credo che una buona struttura debba essere come una piramide a più livelli, dove la homepage rappresenta la punta da cui si scende nelle parti sottostanti – le categorie, le pagine e i post. La home, che sta al top, dovrebbe orientare verso i migliori contenuti, proprio come l’indice di un libro. Tutto dovrebbe essere strutturato logicamente:

  1. Home page
  2. Categorie
  3. Subcategorie
  4. Pagine e post

L’ideale è assegnare una categoria (o subcategoria) ad ogni contenuto. Sfortunatamente, però, le pagine non possono essere categorizzate: solo ai post è concesso questo diritto. Tuttavia, è nondimeno possibile organizzare le pagine attraverso i tag. Per posizionare una pagina sotto altre pagine, ti basta usare gli Attributi della pagina. WordPress ti permette di stabilire che una pagina sia genitrice di altre.

Vediamo dunque di capire come strutturare i contenuti.

4.2 La home page

Questa pagina è, fra tutte, certo quella più importante. Metaforicamente parlando, si trova in cima alla piramide. Ma essa non svolge solo la funzione di capostipite del sito. Infatti, serve ad accogliere e orientare gli utenti. È così importante, che se non rende immediatamente chiaro di che cosa il sito tratta – Cosa fanno questi: vendono pentole o costruiscono astronavi? –, o non suggerisce cosa uno debba fare, non serve a nulla ed è persino dannosa.

Io sono dell’idea che nella home page tu debba distribuire i link in modo che l’utente a) vada dove desideri che arrivi, e b) non vada dove vuoi che non arrivi. Immagina se, atterrando sul tuo sito, uno si mettesse a leggere la privacy policy. – Che diamine!… – penseresti tu – …con tutte le pagine che ci sono! – O immagina se uno fosse così disorientato da dover abbandonare il sito. Che disfatta, vero?

Nella home page devi distribuire i link in modo che l’utente a) vada dove desideri che arrivi, e b) non vada dove vuoi che non arrivi.

Sembra incredibile, ma queste cose accadono ogni giorno. La causa si trova quasi sempre in una mancanza di struttura logica. Semplicemente, uno entra nel sito e si perde, non sa cosa fare, non capisce dove deve cliccare… e per conseguenza lo abbandona.

Ricorda: la home page è come un piccolo negozio. Se alla prima occhiata uno non capisce bene cosa vendi, o se in vetrina qualche cosa non convince, o se – peggio ancora – nessuno trova l’entrata, quante possibilità ci sono che la gente alzi i tacchi e volga il viso altrove? Tante.

4.3 Connetti i contenuti attraverso link di testo

Naturalmente, la struttura non si ferma alla home page, ma prosegue verso i contenuti. I contenuti sono essenzialmente di due tipi: le pagine e i post. Non ce ne sono altri. In teoria questi dovrebbero essere così ben interconnessi, che chi naviga non sente mai la voglia di cambiare sito. Sto forse dicendo che uno debba sentirsi intrappolato nel sito? All’opposto! Dico che l’utente dovrebbe sentire l’impellenza di sfogliare il sito come un giovane sfoglierebbe un Dostoevskij.

Il testo di ogni pagina dovrebbe contenere almeno un link che spinge l’utente verso contenuti correlati. Inoltre, il numero di link che una pagina riceve dovrebbe riflettere l’importanza della pagina. Più una pagina è importante, più link dovrebbe ricevere. In un certo senso, questo principio si ripercuote sulla SEO: se una pagina riceve decine di link interni, i motori di ricerca dedurranno che essa è più importante delle altre.

Altra cosa. Quando crei un link, assicurati che sia pertinente a ciò che punta. Assicurati inoltre di usare degli anchor text che descrivano la pagina di destinazione. Questo fornisce agli utenti e Google indizi sul tema della pagina, e perciò favorisce il posizionamento.

4.5 Gestisci categorie e tags

Con WordPress puoi strutturare i contenuti in due modi: attraverso le categorie e attraverso i tags. Qui potremmo già alzare la mano e domandare: che differenza c’è tra le due cose? È vero che entrambe servono a organizzare i contenuti, tuttavia non sono uguali. WordPress spiega la differenza in questi termini:

  • Le categorie sono utilizzate per ampi gruppi di argomenti. Ad esempio, se stai creando un sito con recensioni sui media, potresti utilizzare categorie come Libri o Film o TV.
  • I tag sono argomenti molto più specifici che si desidera utilizzare per associare il contenuto correlato. Ad esempio, se stavi creando un sito che recensisce i media, potresti voler utilizzare tag come fantascienza o horror o action adventure.

La differenza fondamentale è che mentre le categorie stabiliscono una gerarchia – determinando cosa è più importante di cosa –, i tag si limitano ad associare argomenti fra loro affini. Non per questo dobbiamo però concludere che non si possano usare tutte e due.

Un’altro aspetto rilevante è che, a differenza dei tags, che sono facoltativi, le categorie sono obbligatorie. Nel senso che se non si assegna una categoria ad un post, questo finisce automaticamente nella categoria “Uncategorized”. Una cosa da evitare a tutti i costi.

Sezione 5: Aumenta la velocità

La prima cosa da capire quando si parla di velocità, è che non esiste un criterio universale in grado di determinare se un sito sia veloce. I fattori che incidono sul caricamento delle pagine sono molti. Nel testare la velocità di un sito, non è mai bene azzardare giudizi lapidari, né conviene illudersi che se un sito appare veloce a noi, allora debba essere veloce anche per gli altri.

Spesso si sentono cose tipo: Il mio sito è lento perché carica in 4.5 secondi. Può essere vero. Ma può anche essere falso. Bisogna considerare che la velocità varia a seconda della connessione e dell’apparecchio utilizzato. Una connessione lenta, per esempio, può far apparire lento un sito che, in diverse circostanze, sarebbe più veloce di una scheggia. Dunque non è possibile dire «questo sito è veloce» o «questo sito è lento» se non considerando i fattori che globalmente influiscono sulla velocità.

Quel che è certo, però, è che le performance incidono pesantemente sulla user experience, e di conseguenza anche sulla SEO. Molteplici ricerche dimostrano che ogni ritardo nel caricamento delle pagine aumenta il grado di frustrazione percepita dall’utente. Alcuni studi suggeriscono addirittura che lo stress provocato da un sito lento supererebbe quello provocato da un film horror. Dopo tutto, statistiche a parte, chiunque sa quanto sia stressante attendere una pagina che sembra non volere comparire mai.

Per questo è importante che l’utente percepisca i contenuti della sua ricerca in maniera quasi istantanea. L’ideale sarebbe che vedesse i primi contenuti entro un secondo dal click. Il che è difficile, ma di certo non impossibile.

5.1 Testa la velocità

Fintanto che non sai di avere un problema, non lo puoi risolvere. Il miglioramento della velocità di un sito è un processo che inizia dalla verifica delle sue performance, e si estende fino alla comprensione del modo in queste incidono sulla user experience.

Per verificare le performance del tuo sito, puoi ricorrere a molteplici strumenti. E prima che tu ti chieda quale sia il migliore, sappi che non esiste “il migliore”. Ognuno è unico e particolare, ognuno svolge qualche funzione che gli altri non svolgono. Il mio consiglio è questo: provarli tutti e poi scegli quello che ti si addice maggiormente. Vediamone un paio.

WebPageTest

Oltre a offrirti una panoramica del tempo di caricamento impiegato da ciascuna componente del tuo sito, ti permette di confrontare le performance di più pagine contemporaneamente e su molteplici dispositivi.

PageSpeed Insights

Offre spiegazioni e suggerimenti per migliorare le performance del tuo sito.

5.2 Migliora le prestazioni

Verificata la velocità del tuo sito, arriva il tempo di aumentare le prestazioni. Le cose che puoi fare sono molte. Come punto di partenza, puoi iniziare con queste:

Scegli un buon WordPress hosting. Quando si parla di velocità, poche cose sono tanto importanti quanto di un buon hosting. Non che la velocità dipenda interamente dall’hosting; ma senza questa componente, non puoi nemmeno sperare di raggiungere buoni risultati. A proposito, quando scegli l’hosting, assicurati che monti un PHP pari o superiore a 7.0. E se puoi, scegline uno che usa un server Nginx: è più veloce di Apache.

Verificata la velocità del tuo sito, arriva il tempo di aumentare le prestazioni. Le cose che puoi fare sono molte. Come punto di partenza, puoi iniziare con queste:

Scegli un buon WordPress hosting. Quando si parla di velocità, poche cose sono tanto importanti quanto di un buon hosting. Non che la velocità dipenda interamente dall’hosting; ma senza questa componente, non puoi nemmeno sperare di raggiungere buoni risultati. A proposito, quando scegli l’hosting, assicurati che monti un PHP pari o superiore a 7.0. E se puoi, scegline uno che usa un server Nginx: è più veloce di Apache.

Utilizza una CDN. Se abiti a Pavia e il tuo sito è ospitato da un server che si trova a Milano, può darsi che a te appaia veloce. Ciò però non toglie che possa apparire lentissimo a chi si trova a New York. Come mai? La risposta sta nella latenza, ossia il tempo che il server impiega per rispondere a una richiesta (click). Maggiore è la distanza tra server e browser, maggiore è la latenza. E maggiore è la latenza, minore è la velocità.

Come si risolve il problema della latenza? Con una CDN. CDN sta per Content Delivery Network, e come il nome suggerisce, è un network di computer sparsi per il mondo che consegna i contenuti del sito pescandoli dal server più vicino al cliente. In questo modo, chi visita il tuo sito da New York non deve attendere che il server di Milano generi contenuti dinamici: il server più vicino a lui – idealmente a New York – gli consegna contenuti statici. Conseguenza? Un sito più veloce.

Passa a HTTP/2. Comprimendo meglio le header, HTTP/2 garantisce un sito più veloce e più sicuro.

Comprimi i file con GZIP.

Scegli un buon theme. A tutti piacciono i theme pieni di elementi visivamente accattivanti. Ma devi considerare che per ogni elemento che si aggiunge, segue una diminuzione di velocità. Più il theme è ricco, più la velocità rischia di esser compromessa. Vuoi fare una bella cosa? Scegli un theme con il minimo indispensabile. Qui ci sono i miei favoriti: OceanWp e Astra. Provali, non te ne pentirai.

Dal theme che scegli dipendono le performance del tuo sito WordPress. Sceglilo con cura sin dall'inizio!

Ottimizza le immagini. Questo è un must. Poiché le immagini rappresentano una porzione considerevole del carico medio per pagina su Internet, migliorarle è un ottimo passo per superare la velocità media dei siti web. Diversi plugin permettono di farlo. Uno sopra tutti: Shot pixel.

Sezione 6: Mettiti al Sicuro

Stando a W3Techs, WordPress alimenta oltre un terzo degli oltre dieci milioni di siti web che sono in rete. Impressionante vero? Ma se da un lato queste cifre fanno brillare gli occhi, dall’altro denotano che il mondo di WordPress è statisticamente anche il più esposto ad attacchi esterni. Di default, la piattaforma garantisce un certo grado di sicurezza, ma si possono prendere precauzioni per renderla ancora più sicura.

Cambia username. Per accedere al tuo sito devi compilare due campi: username e password. WordPress esce di fabbrica con lo username di default admin. Affrettati a cambiarlo! Se non lo cambi, chi volesse accedere al tuo sito saprebbe già come ti chiami e non dovrebbe fare altro che indovinare la tua password.

Strong password. Lo stesso discorso vale per la password: dev’essere poco intuibile. Assicurati di sceglierne una strong. Evita password che richiamano profili familiari o personali, come la data di nascita o il nome di tua sorella. Usa dei gestori di password come 1Password, Dashlane, KeePass, LastPass o Roboform. Questi software ti levano il peso di dover ricordare mille password. Basta che te ne ricordi una: al resto ci pensano loro.

Two factor authentication. Usa un Two factor authentication plugin. Questo consente l’accesso al sito a condizione che ci sia un match tra due dispositivi differenti. Il mio preferito è quello della mini-Orange: lo installi in un secondo, si sposa perfettamente con Google Authenticator e, inoltre, ti permette di contrastare i cd. brute force attack, limitando i tentativi di login provenienti da indirizzi IP determinati.

Passa a HTTPS. L’uso di un certificato SSL è ciò che ti consente di avere una connessione criptata. Se non ne hai uno, corri a prenderlo.

Fai backup regolari. La sicurezza passa anche da qui: dalla pianificazione di un processo di backup continuo. Immagina se, dopo avere finito un sito, qualcuno entrasse e cancellasse il tuo lavoro. Che smacco! Ma non sarebbe un problema se avessi installato un sistema di backup su disco esterno. In tal caso, dovresti solamente ripristinare il sito all’ultimo salvataggio. C’è una serie di plugin che fanno questo lavoro. Il mio preferito? Updruft plus: una soluzione che ti permette di scegliere su quale dispositivo esterno archiviare i file (Google Drive, Amazon S3, Dropbox, ecc.)

Rafforza il tuo setup. Che cosa significa? Metaforicamente parlando, significa “rafforza le tue barriere”. 1) La prima cosa da fare per tenere lontani i nemici, è la scelta di un buon hosting. Questo non solo previene gli attacchi, ma interviene nel caso tu ne subisca uno. 2) Assicurati che sia WordPress sia i plugin siano costantemente aggiornati.

Installa un plugin “sicurezza”. Installare i plugin gratuiti può talvolta essere pericoloso, specie quando sono programmati non da società, ma da individui che sviluppano per passione. In casi come questi, possono verificarsi delle falle, per proteggersi dalle quali è sempre bene installare un sistema di monitoraggio della sicurezza. Plugin come Sucuri o iTheme Security sono fenomenali: ti fanno monitorare e tenere sotto osservazione il tuo sito WP.

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Next: Diventa un vero Pro! Crea il tuo business.

Complimenti! Se hai letto fino in fondo, datti una bella pacca sulla spalla: hai compiuto il primo passo per diventare un Consulente WordPress. Ora conosci le basi per pianificare e strutturare un sito WP professionale. Adesso sai come mettere in piedi una piattaforma digitale performante.

Ciò che hai appreso ti servirà per qualunque sito tu decida di creare.

Ma perché accontentarsi? Se ti dicessi che con quel che sai ti puoi portare a casa come minimo  2.000 euro al mese, che ne penseresti? Se ti dicessi che puoi creare il un sistema semiautomatico che ti permette di vendere siti web, come la prenderesti? E se ti spiegassi come mettere in piedi una piccola web agency?… 

Pensaci. Oggi chiunque può creare un sito web. Ormai ci sono più freelance che fanno siti web che stelle nel cielo. Ma quanti di loro dispongono di un vero e proprio sistema di vendita? Quanti hanno un’organizzazione fatta e finita? 

Pochi, se non pochissimi. 

Statistiche alla mano, un sito WordPress professionale può costare tra i 1.000 e i 100.000 euro. Ma allora perché la maggior parte dei freelance vende i propri siti a 500/1.000 euro. Sono forse pazzi? No. La ragione è che non hanno un’organizzazione, né hanno messo in moto un sistema di vendita. Il che è proprio quello che li separa dalle web agency. 

Se vuoi creare un efficace sistema di vendite e vuoi guadagnare seriamente dando il giusto peso al tuo lavoro, trasformati in un Consulente WP.

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